02/07/2012 21:40

Peter ToRot, a champion of family life

Archbishop Francesco Panfilo, SDB of Rabaul writes in preparation for the celebration of the 100th anniversary of the birth of Blessed Peter To Rot in Rabaul on 7 July this year.

The year of Blessed Peter To Rot (Jul. 2011 – Dec. 2012) has been, so far, a time of grace for the Archdiocese of Rabaul: the monthly catechesis have given to everybody the opportunity to reflect on the topic of family and family life; the relics of Blessed Peter To Rot, that have gone from parish to parish, have also contributed greatly in the renewal of family life.

Another important moment for the Archdiocese of Rabaul has been the pilgrimage of the Bishops of Papua New Guinea and Solomon Islands to Rakunai, the birth place of Peter ToRot in East New Britain, on 19 April this year. With their presence the Bishops recognized the holiness of this simple and humble lay person and, at the same time, reminded all the Catholic faithful of Papua New Guinea and Solomon Islands of the importance of the institution of the family and Christian marriage.

I pray and hope that the coming celebrations in honor of Blessed Peter ToRot may bring greater holiness in our families and, above all, that young people may discover the importance of the Sacrament of Marriage.

Pope Benedict XVI, in his message to the Bishops of Papua New Guinea and Solomon Islands, at the end of the 'ad limina' visit to Rome on 9 June this year, said: "As you continue the centenary celebrations of the birth of Blessed Peter ToRot, who shed his blood in defense of the sanctity of marriage, I encourage all married couples to look to his example of courage and thus help others to see the family as a gift from God and the privileged environment where children are enabled to be born with dignity, and to grow and develop in an integral manner".

May these words of the Pope, through the example and the intercession of Blessed Peter To Rot, become a reality in all our families.

+ Francesco Panfilo, SDB

Archbishop of Rabaul

(CBC Communications 200612 – giorgiolicini@yahoo.com)

 

Pietro To Rot: marito e padre modello

Il primo beato della Papua Nuova Guinea: una figura da riscoprire in vista di Family 2012

di Gerolamo Fazzini

ROMA, lunedì, 30 aprile 2012 (ZENIT.org) - Pietro To Rot è un catechista della Papua Nuova Guinea, ucciso nel 1945 per essersi opposto alla poligamia; di lui quest’anno si celebra il centenario della nascita. Il vescovo di Rabaul, il bergamasco salesiano Francesco Panfilo, vescovo di Rabaul, propone:«Perché non riscoprire questa figura, marito e padre modello, proprio in vista del VII Incontro mondiale delle famiglie che avrà luogo a Milano?».

Il nome di To Rot a noi dice poco o nulla, ma per la Chiesa della Papua è un’autentica gloria locale: è, infatti, il primo beato di quella terra,elevato alla gloria degli altari, il 17 gennaio 1995 da Giovanni Paolo II. Non a caso, pochi giorni fa i vescovi della Papua Nuova Guinea e delle Isole Salomone hanno compiuto un pellegrinaggio al santuario di Rakunai, paese natale del beato. E in estate sono previsti festeggiamenti per il giubileo che si terranno il 7 luglio, festa liturgica del beato.

Pietro nasce da uncapotribù tra i primi convertiti alla fede cattolica. Dal padre, Angelo, il giovane Pietro eredita le doti del leader, dalla mamma Maria - cristiana fervente - una sensibilità religiosa non comune. In queste caratteristiche, unite alla predisposizione per gli studi, c’è chi vede altrettanti “segni di vocazione” al sacerdozio e immagina di mandare il ragazzo a studiare in Europa. Ma il padre sceglie per Pietro un futuro laicale: a soli 21 anni Pietro Torot è già un catechista valido, prezioso collaboratore dei missionari. Nel 1936, a 24 anni, sposa Paula Varpit, una ragazza di 16 anni, anch’ella molto fervente.

«Ispirato dalla sua fede in Cristo, fu un marito devoto, un padre amoroso e un catechista impegnato, noto per la sua cordialità, la sua gentilezza e la sua compassione»:così nel 1995 papa Wojtyla parlava diPietro To Rot, aggiungendo che egli «trattò sua moglie Paola con grande rispetto; pregava con lei ogni mattina e ogni sera. Per i suoi figli nutriva un profondo affetto e trascorreva con essi più tempo possibile». Ancora: il beato «aveva un’alta considerazione del matrimonio e, nonostante il grande rischio personale e l’opposizione, difese l’insegnamento della Chiesa sull’unità del matrimonio e sul bisogno di fedeltà reciproca».

Durante la seconda guerra mondiale, infatti, il suo villaggio, Rakunai, venne occupato dai giapponesi, i missionari finirono imprigionati, ma To Rot si assunse la responsabilità della vita spirituale dei suoi concittadini, continuando a istruire i fedeli, a visitare i malati e a battezzare. Quando, però, le autorità legalizzarono la poligamia, il Beato Pietro denunciò fermamente tale pratica. Commenta Giovanni Paolo II: «Egli proclamò coraggiosamente la verità circa la santità del matrimonio. Rifiutò di prendere la “via più facile” del compromesso morale. “Devo compiere il mio dovere come testimone nella Chiesa di Gesù Cristo”, spiegò. Non lo fermò il timore della sofferenza e della morte». Anche durante la prigionia Pietro rimane sereno, persino gioioso, finché viene ucciso con un’iniezione nel luglio 1945 da un medico giapponese.

Commenta mons. Panfilo. «Pietro To Rot, catechista e martire, fu un grande difensore della famiglia e del sacramento del matrimonio. Quest’anno nella diocesi di Rabaul stiamo celebrando il centenario anniversario puntando al rinnovamento della famiglia. E mi auguro che il VII incontro mondiale delle famiglie, in programma a Milano, rappresenti un’occasione per valorizzare questa figura».

 

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